Mandragora, quali sono i suoi possibili effetti sull’uomo?

La mandragora è una pianta che, se ingerita, può avere sull’organismo gravi effetti tossici. A ricordarcelo sono, in questi giorni, i casi di avvelenamenti registrati a Napoli, dove essa ha già causato 10 ricoveri. Il consumo avviene in genere per errore e la sintomatologia che ne deriva può essere di diversa intensità. A fare la differenza è, comunque, la tempestività d’intervento.

Mandragora e avvelenamenti
La mandragora è una pianta appartenente alla famiglia delle solanacee, la stessa di pomodori e belladonna, diffusa in tutte le regioni mediterranee. Essa presenta fiori blu, foglie verdi allungate e radici dalla forma antropomorfa che, in passato hanno alimentato leggende. Questa era, infatti, un tempo ritenuta la pianta delle streghe e si diceva che, quando strappata dal terreno, emettesse un grido lacerante. In passato era usata come erba medicinale o afrodisiaco, come sottolineato da Machiavelli nella sua nota commedia. Oggi la mandragora viene ingerita soprattutto per errore. Le sue foglie somigliano, infatti, a quelle di spinaci e borraggine, a cui il vegetale dannoso cresce vicino. I casi di avvelenamento sono sporadici, ma non rari, e tornano periodicamente a fare notizia.
Effetti della mandragora sull’uomo
L’ingestione di mandragora può avere sull’uomo effetti molto seri. Essa contiene sostanze appartenenti al gruppo degli alcaloidi tropanici, come atropina e scopolamina dalla potente azione neuro-tossica. Questi bloccano l’attività dei recettori muscarinici, presenti in vari organi. La sintomatologia che deriva dall’avvelenamento può essere, dunque, molto varia. Possono comparire, con intensità variabile, dilatazione delle pupille e conseguente vista offuscata, secchezza delle fauci, tachicardia, nausea, vomito. Nei casi più gravi sopraggiungono anche febbre, sonnolenza, confusione mentale, allucinazioni, vertigini, convulsioni e persino coma. Gli effetti si manifestano, in genere, tra una e quattro ore dopo il consumo della mandragora.
Curare l’avvelenamento da mandragora
Per arginare gli effetti della mandragora il ricovero in ospedale rimane una priorità. Gli esperti sottolineano che a fare la differenza è la rapidità d’intervento. Un’azione precoce all’esordio dei sintomi, può, dunque, limitare i danni. I pazienti vengono sottoposti a decontaminazione gastroenterica. Si ricorre, dunque, alla lavanda gastrica e alla somministrazione di carbone vegetale per limitare l’assorbimento delle sostanze dannose. Per la mandragora esiste anche un antidoto specifico: la fisostigmina. Essa è impiegata anche per la cura di Parkinson e Alzheimer, si ricava dalla fava del Calabar e agisce come inibitore reversibile dell'acetilcolinesterasi. Dati i possibili importanti effetti collaterali a essa si ricorre solo nei casi gravi.
Gli effetti della mandragora sull’uomo non vanno sottovalutati. In natura esistono, purtroppo diverse erbe che possono essere confuse con varietà commestibili e diventare causa di intossicazioni alimentari serie. Il colchico può essere, per esempio, scambiato con l’aglio selvatico e il veratro con la genziana. Attenzione ed esperienza sono le armi migliori per evitare errori potenzialmente letali.
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