Kebab, storia e origini

Spesso quando mangiamo un kebab, la Storia è il nostro ultimo pensiero ma la verità è che questo piatto avrebbe molto da dire. Le sue origini sono, infatti, antiche e le vicende che lo hanno visto conquistare la gastronomia dell’intero pianeta si rivelano rocambolesche e contrastate. Oggi la prelibatezza è diventata la regina degli street food e le versioni alternative della preparazione tradizionale non mancano.

Storia del kebab: chi l’ha inventato?
Per immergersi nella storia del kebab bisogna fare un lungo salto indietro nel tempo. Le origini della pietanza risalgono, infatti, al Medioevo. La leggenda narra che allora i soldati persiani infilzassero sulle proprie spade delle strisce di carne, per poi cuocerle allo spiedo. I pezzi erano di dimensioni contenute.
Non era quindi richiesto un fuoco di grandi dimensioni e la pietanza si dimostrava particolarmente adatta alle esigenze di guerrieri e nomadi. Spesso la carne era accompagnata da riso e verdure o da particolari tipi di pane. Con l’espansione dell’Impero Ottomano, la preparazione si è diffusa in diverse parti del mondo e sono nate le prime varianti della ricetta originale.
Storia del kebab: come si è diffuso?
La strada che il kebab ha percorso nella storia è molto lunga. Dopo un’iniziale diffusione nei territori dominati dall’Impero Ottomano, infatti, esso ha conquistato i palati degli abitanti di tutto il mondo. La fortuna della prelibatezza è stata scritta in Germania negli anni ’70. In quel periodo diversi immigrati turchi hanno iniziato a lavorare nel ramo della ristorazione ed è nata l’idea di servire il kebab non più come semplice piatto, ma all’interno di un panino.
Successivamente si è aggiunta un’ulteriore innovazione. Dato che cucinare la carne con i tradizionali girarrosto orizzontali richiedeva molto tempo, si è passato allo spiedo verticale rotante. Grazie a questi cambiamenti il kebab si è presto diffuso come street food e ha conquistato i giovani di Europa e America in breve tempo.
Kebab: dalla storia al nome
Capire la storia del kebab aiuta anche a comprendere da cosa sia costituito l’alimento. Kebab, o kebap in arabo, significa letteralmente “carne arrostita”. Il nome fa quindi riferimento all’ingrediente principale della preparazione. Per il piatto si utilizzano agnello, montone, pollo, tacchino o bovino, di taglio più o meno pregiato. Il maiale non rientra tra le opzioni, perché è nella religione islamica vietato.
A completare il nome che si legge sulle insegne c’è, spesso, anche la parola “Doner”. Il termine, ancora una volta di origini turche, può essere tradotto come “rotante” o “che gira” e indica lo spiedo con cui la carne viene cotta, alla maniera, per così dire, tedesca.
Nel corso della storia il kebab si è evoluto ma il piatto rimane il risultato del geniale accostamento di pochi semplici ingredienti. Nei popolari panini troviamo, infatti, oltre alle varietà di carne già citate, verdure e salse. Tra le prime spiccano cipolle, lattuga, pomodori e, talvolta, peperoni. Tra le seconde le opzioni più popolari comprendono salsa harissa, piccante, salsa yogurt e salsa tsatsiki, a base di cetrioli. Non è raro oggi, comunque, trovare kebab arricchiti con salsa barbecue.
