Insetti e carne sintetica: i nuovi cibi per una dieta a basso impatto ambientale

Mettere a punto una dieta a basso impatto ambientale è una priorità. A concentrarsi su come coniugare il bisogno di nutrienti umano e le esigenze del pianeta ci ha pensato uno studio pubblicato in Nature Food. I ricercatori hanno provato a comprendere come puntare sui cosiddetti alimenti del futuro consenta di risparmiare su risorse ed emissioni. I risultati sono apparsi confortanti.

Lo studio
A impegnarsi per capire come sviluppare una dieta a basso impatto ambientale è stato un team dell’Università di Helsinki. I ricercatori hanno analizzato come la sostituzione dei prodotti di origine animale, attualmente molto consumati, possa giovare al pianeta. Hanno, dunque, valutato quanto una nuova alimentazione possa influire su consumo di acqua, sfruttamento del suolo e impatto sul riscaldamento globale. Hanno, così, cercato di ottimizzare diete onnivore, vegane e basate sui Novel Future Food nel rispetto di vincoli ambientali, esigenze nutrizionali e di consumo. Nei NFF rientrano sia gli alimenti sintetizzati in laboratorio utilizzando particolari tecnologie, sia le fonti di nutrimento alternative, il cui mercato è in espansione.
Dieta a basso impatto ambientale
La ricerca ha mostrato che mettere a punto una dieta a basso impatto ambientale è possibile. Un’alimentazione basata sui Novel Future Food arriverebbe, infatti, a ridurre l’uso di acqua dell’84%, le emissioni di gas serra dell’83% e il consumo di suolo dell’87%. Tra i nuovi cibi target rientrano insetti considerati edibili, uova, latte e carne coltivati. A essi si aggiungono le farine ottenute da funghi o microbi e le alghe. Risultati simili si ottengono anche con la dieta onnivora ottimizzata, che prevede un moderato consumo di prodotti di origine animale, ma non di carne. Questa ridurrebbe l’impatto idrico dell’83% e quello sul suolo dell’80%, mentre l’impronta di carbonio sarebbe dell’82% inferiore.
Un futuro incerto
Costruire una dieta a basso impatto ambientale è per il futuro vitale. Alcuni nuovi alimenti, come gli insetti, risultano difficili da inserire in determinati contesti e i ricercatori ne sono consapevoli. A essere essenziale è, dunque, un cambio di prospettiva. La commercializzazione di alcuni prodotti, fra cui locuste essiccate o farine ricavate dai grilli, stanno accelerando il processo. Le perplessità su carne sintetica e altri cibi coltivati in laboratorio riguardano invece i sapori, ma i progressi anche in questo campo sono ormai consistenti. Orientarsi verso una dieta vegana rimane un’opzione. I Novel Future Food si propongono, però, anche come più completi dal punto di vista nutrizionale rispetto alle proteine alternative di origine vegetale.
Mettere a punto una dieta a basso impatto ambientale è una sfida, ma l’uomo ha le carte in regola per vincerla. Al settore alimentare sono attribuibili il 30% delle emissioni generate dall’umanità. Allevamento e agricoltura a esso connessa sono le principali cause di perdita di biodiversità e impoverimento del suolo. Forse, di fronte a tutto ciò, fare gli schizzinosi davanti a qualche nuova “ricetta” appare davvero poco adeguato.
