Tecnologia Bitcoin per la tracciabilità del cibo

Potranno sembrare due ambiti molto diversi ma la tecnologia dietro ai Bitcoin potrebbe molto presto entrate prepotentemente nel mondo della tracciabilità del cibo. I tecnici la chiamano blockchain ed è la chiave del successo delle criptovalute, distribuendo le informazioni in modo aperto e tracciabile. Se questo sistema è abbastanza sicuro per gestire una moneta virtuale, cosa potrebbe fare per la filiera alimentare?
Blockchain, la tecnologia bitcoin
Abbiamo problemi sempre più incombenti nell’ambito della tracciabilità del cibo, con falle nella sicurezza che possono metterci a rischio, basti guardare i diversi allarmi lanciati dall’Europa quest’anno. In Italia esiste un sistema chiamato HACCP per garantire la salubrità dei cibi prodotti nel Bel Paese e venduti sul territorio, ma nel resto d’Europa questo grado di certificazione può seguire altri standard o non esserci proprio.
In questo contesto entra in campo la tecnologia Bitcoin definita come blockchain. Questo sistema, letteralmente «catena di blocchi», è una sorta di lista continuamente in crescita composta da vari blocchi appunto criptati. In pratica i dati non possono essere alterati, a meno di non modificare l’intera lista: questo risvolto renderebbe praticamente impossibile costituire una frode.
All’atto pratico ciascun prodotto alimentare, ognuno, dal carico di pomodori al singolo barattolo prodotto dalla loro lavorazione, verrebbero digitalizzati. In gergo gli esperti usano il termine token, un oggetto digitale che li segue ad ogni passaggio della filiera, registrando ogni cambiamento, lavorazione e alterazione su di esso.
I primi a utilizzare questo sistema probabilmente saranno i giganti del settore come Unilever e Nestlé, affidandosi alla tecnologia proposta dalla IBM Blockchain Platform. Speriamo che il futuro di questa tecnologia sia una maggiore sicurezza per noi consumatori.
