La moda del second-hand è davvero un'alternativa eco-friendly?

Da qualche anno il second-hand ha rivoluzionato il modo di fare shopping, aggiungendo novità e cambiamenti in termini di fruizione, godibilità, significato ma soprattutto sostenibilità. Da un timido inizio ad una vera e propria tendenza, lo shopping “di seconda mano” ha conquistato tutti per il suo prezzo accessibile, per la qualità dei prodotti e per il suo prezioso contribuito all’economia circolare. A beneficiarne sono anche originalità e creatività, caratteristiche che l’acquisto compulsivo e i materiali di scarsa qualità non incoraggiavano.

Second-hand, fenomeno in espansione
Milioni di tonnellate di vestiti, ogni anno, vengono gettati inquinando l’ambiente, sia per il loro smaltimento che per la loro produzione. Le preoccupazioni ambientali dei consumatori non solo hanno gettato un velo di responsabilità sulle case di moda e i produttori, ma hanno anche dato il via alla crescita del mercato del second-hand. Acquistando prodotti usati si evita una sovrapproduzione che di ecologico ha ben poco e, non meno importante, si organizza l’armadio in modo più equilibrato.
Il mercato degli abiti usati ha un valore di circa 40 miliardi di dollari in tutti il mondo e potrebbe arrivare, entro il 2024, ad una cifra di 64 miliardi. Secondo un recente studio, condotto dalla società di consulenza strategica Boston Consulting Group su un campione di 7mila intervistati provenienti da diverse parti del mondo, tra cui l’Italia, gli acquirenti desiderano possedere meno articoli ma di maggior qualità, con la speranza di ridurre il consumo eccessivo e favorire così l’ambiente.
Nello specifico lo studio analizza gli articoli di lusso e l’andamento del marchio, suggerendo che i marchi in grado di capitalizzare questo fenomeno avranno sicuramente delle grandi ricompense.
Usato è sempre sinonimo di sostenibile?
Una quantità minore di vestiti prodotti equivale a meno sprechi e meno inquinamento. Di questa convinzione ne sta giovando il giro di affari del second-hand fashion con una quantità di zeri da far gola alle multinazionali di tutto il mondo. Un business non indifferente che ha attirato molti giovani, un po’ per moda un po’ per quell'idea che usato equivale sicuramente a sostenibile.
Ma è davvero così? In parte. Anche l’acquisto del second-hand, infatti, può creare dipendenza ed essere frequente, soprattutto sulle piattaforme online e sulle ormai numerose app che circolano. Comprare in modo compulsivo certamente non è mai sinonimo di sostenibile, anche quando si tratta di seconda mano. L’accumulo, seppur di prodotti non nuovi di zecca, non è mai sano, né per l’ambiente né per il benessere psicologico. Inoltre, con l’aumento degli acquisti online è aumentato anche il trasporto delle merci, , di certo un buon alleato contro l’inquinamento.
Se da un lato contraddizioni, dubbi e riflessioni non mancano su un settore che si proclama a gran voce green e sostenibile, dall’altro la moda second-hand è una realtà che può diventare davvero una risorsa preziosa per il pianeta.
