Inquinamento e cervello: respirare aria sporca danneggia la nostra mente

Un team di ricercatori ha di recente indagato sul rapporto tra esposizione a inquinamento e cervello umano. I risultati dello studio, pubblicati in National Bureau of Economic Research, si sono dimostrati allarmanti e hanno sollevato nuovi inquietanti interrogativi. La paura è, infatti, che la qualità dell’aria influisca in modo determinante anche sul mercato del lavoro e pianificare interventi è una priorità.

Lo studio su inquinamento e cervello:
A chiarire il rapporto tra inquinamento e cervello umano ci ha pensato un team di University of Queensland, Australia, e Mellon University, USA. Gli scienziati hanno preso come riferimento un campione di più di 100.000 individui residenti negli USA e ne hanno analizzato le funzioni cognitive tra 2015 e 2017. Per farlo si sono serviti dell’app di allenamento mentale Lumosity e dei dati relativi alla qualità dell’aria. La risorsa ha permesso di valutare in modo oggettivo sette parametri: memoria, capacità verbale, attenzione, flessibilità, abilità matematica, velocità e problem solving. Studi simili sono stati condotti in passato su bambini e anziani, ma siamo di fronte al primo lavoro incentrato su una fascia d’età media.
L’inquinamento danneggia la mente:
Il nuovo studio su inquinamento e cervello appare preoccupante. È emerso, infatti, che un’esposizione, anche breve, a moderati livelli di PM 2.5 può fare gravi danni. Essa è risultata, infatti, in grado di causare negli utenti un declino delle performance cognitive di quasi 6 punti, su 100. Per i giovani sotto i 30 anni, poi, un giorno di alto inquinamento si traduce in un peggioramento temporaneo delle abilità paragonabile a un invecchiamento di 15 anni. A essere maggiormente colpita è la memoria a breve termine e ciò ha su alcune professioni un impatto devastante. Chi possiede meno abilità di base risulta, per altro, più svantaggiato e ciò alimenta drammaticamente l’iniquità sociale.
Intervenire sull’aria sporca:
I risultati dello studio sulla relazione tra inquinamento e cervello rappresentano un campanello d’allarme. L’OMS ha di recente ridefinito i valori soglia per PM 2.5 e altre sostanze inquinanti, ma ciò non sembra bastare. L’impatto della cattiva qualità dell’aria sembra poi ripercuotersi maggiormente sulle fasce più attive della popolazione. A essere minacciata è, dunque, la produttività della forza lavoro e diversi economisti se ne stanno ormai rendendo conto. Andrea La Nauze, autrice principale, ha specificato che ora tocca ai singoli governi individuare le principali fonti di inquinamento e intervenire sulle emissioni. La qualità dell’aria rimane comunque una problematica globale il percorso per migliorarla appare complicato.
La relazione tra inquinamento e cervello umano si ripercuote su ognuno di noi in modo subdolo, ma non per questo meno importante. A farne le spese saranno, senza immediati interventi, soprattutto le generazioni future e questo non è accettabile. Il cervello rappresenta la migliore risorsa dell’umanità. Avvolgerlo a poco a poco in una coltre di nebbia non sembra, poi, la migliore delle strategie.
