Futura alimentazione sostenibile: il pesce sarà un alimento chiave

Riuscire a concepire una futura alimentazione sostenibile non è semplice, ma una recente ricerca ha aperto nuove prospettive. L’idea è quella di assegnare un ruolo chiave al pesce e al cosiddetto Blue Food e di provare così a combattere contemporaneamente crisi climatica e fame nel mondo. Il lavoro è apparso particolarmente innovativo e, per quanto non manchino le difficoltà, i dati raccolti fanno ben sperare.

Pesce e alimentazione:
Cercare soluzioni per una futura alimentazione sostenibile è una priorità. La Blue Food Assessment ha così riunito più di 100 scienziati, da 25 istituzioni, e ha analizzato il ruolo del Blue Food. Questo, identificabile con tutto il cibo proveniente da mari, oceani e acqua dolce, fornisce già sostentamento a 3.2 miliardi di persone e ha enormi potenzialità. Nel mondo vengono attualmente consumate più di 2.500 specie di piante e animali acquatici, con 400 di questi ultimi allevate. La varietà disponibile in acqua è dunque amplissima, ma tracciare un quadro chiaro non è semplice. Il Blue Food viene spesso considerato nel suo insieme e i dati sulle singole fonti di cibo risultano carenti.
Alimentazione sostenibile:
Nella messa a punto di una futura alimentazione sostenibile l’acqua sarà insomma centrale. Metà del pesce consumato è oggi ancora pescato, ma l’allevamento, ben più eco-friendly, è in continua crescita. Salmoni, trote e carpe, specie diffuse in tale ambito, sono molto più sostenibili dei bovini e hanno un impatto simile a quello dei polli. Altri animali commestibili, come cozze e ostriche, giovano, poi, all’ambiente, favorendo il riequilibrio dei nutrienti. Gli ecosistemi acquatici sono per altro una risorsa incredibile dal punto di vista nutrizionale. La trota ha 19 volte più omega-3 della carne di pollo; la carpa fornisce 9 volte più calcio e ostriche o cozze contengono 76 volte la sua quantità di vitamina B-12.
Alimentazione e futuro:
Riflettere su una futura alimentazione sostenibile appare oggi doveroso. Perché il Blue Food possa rivelarsi a basso impatto sono necessari interventi. Pesca industriale e tecniche invasive dovrebbero essere abbandonate in favore di piccoli e medi pescatori e dell’attenzione alla salute degli ecosistemi. Nell’allevamento privilegiare determinate specie potrebbe, poi, fare la differenza. Tutelare le comunità costiere, particolarmente vulnerabili a causa della crisi climatica, deve diventare una priorità e la speranza è che un aumento della domanda per il Blue Food possa aiutare concretamente. Ciascuno è comunque tenuto a mettersi in prima linea facendo scelte alimentari consapevoli e mantenendo una dieta equilibrata.
Nella costruzione di una futura alimentazione sostenibile equilibrio non potrà che essere la parola d’ordine. La nuova iniziativa ha mostrato che vegetarianesimo e veganismo non sono le uniche strade percorribili per chi ha a cuore l’ambiente. L’acqua potrebbe ancora una volta rivelarsi la nostra miglior risorsa ed evitare di dimenticarcene appare quantomeno una buona idea.
