"Walden. Ovvero vita nei boschi": un libro per tornare ad amare la natura

Ci sono letture rivoluzionarie e intime allo stesso tempo, destinate a rimanere un punto di riferimento per le generazioni future. Walden. Ovvero vita nei boschi di Henry David Thoreau è una di queste. Oggi si parla spesso di vita sostenibile, ma qual è il suo vero significato? E perché è proprio un libro del 1854 a rilevarcelo?

Un’avventura autobiografica
"Walden. Ovvero vita nei boschi" è l’avventura autobiografica del filosofo, scrittore e poeta statunitense Henry David Thoreau, uno degli esponenti di spicco del trascendentalismo – movimento filosofico e poetico di inizio Ottocento – che si diffuse nel Nord America. L’opera appare intima e personale proprio perché è, a tutti gli effetti, un diario che lo scrittore scrisse tra il 1845 e il 1847 nelle campagne del Massachusetts, nei pressi di Concord. È proprio qui che l’autore decise di passare quegli anni, dedicandosi completamente alla riflessione del rapporto uomo-natura e alla ricerca di un rapporto profondo con essa.
Come emerge dalle sue pagine, la sua fu un’avventura soprattutto spirituale: ritrovare sé stesso in una società sempre più orientata alla ricchezza superflua e non all’autenticità. Ma perché proprio i boschi? Così scrive Thoreau: «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.»
Alla ricerca di una “solitudine gioiosa”
In una società sempre più “claustrofobica” è davvero vitale e importante cercare uno spazio per pensare e per riflettere sulla propria esistenza e sulla propria relazione col mondo. Questo Thoreau lo aveva capito e trova il suo spazio in una capanna di tronchi d’albero presso le rive del lago Walden. È qui che il filosofo sperimenta una “solitudine gioiosa”, in totale contemplazione della natura e meditando per lunghi periodi in modo sereno. In questo libro racconta proprio il raggiungimento di questa pace interiore lontano dalla società, a stretto contatto con la natura e fabbricando da sé i mezzi di sussistenza. Un’occasione per riflettere in modo intimo e isolato sulla politica, sull’economia, sulla filosofia e molto altro.
Da queste riflessioni Thoreau ne ricava un’importante lezione: anche in una condizione di povertà o di assenza di bene materiali, l’uomo può trovare una condizione di pace e di serenità. La vita moderna, a quel tempo come oggi, può generare delle condizioni sociali frustranti che allontano dalla vita autentica e dalla spiritualità. Una spiritualità che non ha niente a che fare con la religiosità tradizionale, ma con una connessione interiore profonda che si realizza solo quando si è in armonia con la natura.
Non tutti hanno la possibilità di fare la stessa esperienza dell’autore, ma quello che ci lascia con i suoi scritti va ben oltre l’esperienza fisica in sé: ciò che davvero conta, non ha importanza dove, è trovare il proprio spazio, il proprio posto magico e sicuro in cui riuscire a godere di una solitudine ricca di gioia. Ancora oggi diamo per scontato quanto sia importante concedersi uno spazio fisico e mentale per pensare e, la cosa che sorprende di più, è che tutt’ora sembra una cosa insolita. Difficile pensare quando, come e se diventerà la normalità ma, quando è possibile, rifugiarsi nei boschi può essere davvero la salvezza.
