Vertical farming: cos’è e quali sono i vantaggi

Secondo quanto stimato dall’ONU, la popolazione mondiale è destinata a raggiungere i 9,7 miliardi entro il 2050. Viene quindi spontaneo chiedersi come sarà possibile sfamare tutti, soprattutto considerando che già l’80% delle superfici coltivabili sono state occupate. Per rispondere a questo incombente problema, si potrebbe ricorrere alla vertical farming, ossia alla coltivazione in verticale.
Nota anche come sky farming, nasce a Singapore proprio per soddisfare le richieste del mercato ortofrutticolo a fronte di una bassissima disponibilità di suolo libero coltivabile. Da lì l’idea si è diffusa in tutto il mondo, giungendo anche in Italia. A Milano infatti, in occasione di Expo 2015, è stato presentato il primo esempio di vertical farming italiano. Ma come funziona questa agricoltura 2.0? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Vediamo di scoprirlo insieme.
Vantaggi e svantaggi della vertical farming
Le vertical farming nascono con l’obiettivo di reinserire nelle città l’aspetto produttivo, escluso a favore della realizzazione di centri di servizi. L’obiettivo è quello di rendere la città in grado di provvedere a sé stessa attraverso l’autoproduzione. Certo, questa è una visione utopistica e lungimirante, ma i vantaggi della vertical farming ci sono e non sono pochi:
- Massimizzazione della produttività a fronte di una minima occupazione del suolo, grazie allo sviluppo delle coltivazioni verso l’alto;
- Possibilità di ottenere con facilità prodotti biologici poiché le particolari tecniche di coltivazione rendono superfluo l’utilizzo di diserbanti e pesticidi;
- L’aria immessa negli edifici interessati dal vertical farming è purificata attraverso un sistema di filtraggio che permette di mantenere le sostanze inquinanti all’esterno, fondamentale soprattutto nelle grandi città;
- Riduzione del consumo di acqua del 90% rispetto all’agricoltura tradizionale grazie all’utilizzo di tecniche combinate come l’idroponica, l’aeroponica e l’acquaponica;
- Riduzione dell’emissione di CO2 grazie alla produzione Km 0 delle coltivazioni;
- Dimezzamento delle tempistiche di crescita della pianta e incremento della produzione fino al 30%.
Insomma, la vertical farming sembra davvero essere la soluzione definitiva. Ma c’è sempre un «ma». Questa moderna tecnica di coltivazione dipende in toto dalla tecnologia, a partire dalle prime fasi di produzione dell’energia (eolica, fotovoltaica, od ottenuta dalla riconversione degli scarti vegetali) fino al mantenimento del microclima. Basta una piccola falla nel sistema per compromettere interi raccolti. Inoltre, l’assenza degli insetti fa sì che il processo di impollinazione sia totalmente manuale il che si ricollega a un’altra problematica, quella della necessità di avere un personale altamente qualificato e specializzato. Questo comporta un aumento dei costi che, tra l’altro, non sono ancora ben chiari nemmeno per quanto riguarda la realizzazione e il mantenimento delle strutture.
Insomma, riuscirà la vertical farming a imporsi come nuovo metodo di coltivazione? Difficile dirlo, certo è che la situazione futura dell’intero pianeta è destinata a cambiare in modo repentino nei prossimi anni.
