"Soldati", la bellissima poesia autunnale di Giuseppe Ungaretti

L’autunno è la stagione malinconica per eccellenza: le foglie che cadono, il mutare della natura, il rosa tenue dei tramonti, il primo freddo, i giorni che si accorciano. Ma è anche stupirsi delle piccole cose, ascoltare nuovi suoni, osservare il migrare delle rondini, concedersi un momento per riflettere e per rinascere. E che l’autunno fosse più di una stagione, Giuseppe Ungaretti lo aveva capito profondamente e donò al mondo una meravigliosa poesia: “Soldati”.

“Soldati” non è la classica poesia che ci si aspetta. Il componimento è brevissimo, eppure racchiude un grande significato e una intensità senza tempo. La poesia fa parte della raccolta l’Allegria ed è stata composta nel luglio del 1918, quando il poeta si trovava in trincea nel bosco di Courton in Francia a combattere al fianco di uomini valorosi. Lo sfondo è la Prima Guerra Mondiale, eppure nella poesia non sono indicati né luogo né data se non sotto il titolo stesso, come se fosse un diario personale.
La poesia diventa così universale e in grado di esprimere non solo il dramma e la precarietà di quel preciso momento storico, ma una condizione umana esistenziale che attraversa il tempo. Il soggetto della poesia appare solo nel titolo ed è essenziale per comprendere la sua origine: la condizione dei soldati schierati nelle trincee è la stessa delle foglie quando cadono dagli alberi in autunno. Ma se al posto della parola “soldati” sostituissimo la parola “uomini”, allora ci accorgeremmo che è l’intera umanità a vivere una condizione precaria. Siamo tutti fragili come una foglia d’autunno, che nel suo lento cadere esprime malinconia quanto bellezza.
“Soldati” di Giuseppe Ungaretti
Si sta come d’autunno
sugli alberi
le foglie
