Riscaldamento oceani, le conseguenze devastanti delle temperature record

Tra le principali vittime del riscaldamento globale rientrano mari e oceani. Una ricerca pubblicata su Nature Climate Change ha ora dimostrato che nel biennio 2023-2024 la situazione delle acque del pianeta è notevolmente peggiorata. I periodi di caldo torrido si sono susseguiti e le temperature da record hanno portato con sé conseguenze devastanti. Uragani, inondazioni, spiaggiamenti di balene e alterazioni della catena alimentare sono solo alcuni dei problemi registrati.

Riscaldamento globale: cosa sta succedendo agli oceani
Il riscaldamento globale sta accelerando in modo importante anche all’interno di mari e oceani. Alcuni ricercatori hanno a questo proposito dimostrato che tra 2023 e 2024 le acque mondiali hanno fatto registrare una crescita media del 240% dei giorni di ondate di calore marine.
Con tale espressione si indicano, in modo simile a ciò che accade sulla terraferma, quelle fasi in cui le colonnine di mercurio schizzano oltre i valori soglia per periodi più o meno prolungati. Quasi il 10% delle acque hanno fatto registrare la temperatura più alta di sempre e la situazione peggiore è toccata alle aree intorno all’Asia. A rendere realtà il biennio da incubo hanno contribuito in modo significativo sia il cambiamento climatico, alimentato dall’attività umana, sia l’instaurarsi di El Nino.
Riscaldamento oceani: le conseguenze
Il riscaldamento degli oceani ha conseguenze devastanti per natura e umanità. Immagazzinando e scambiando con l'atmosfera più energia termica le acque alimentano in primis i fenomeni meteo estremi. Non stupisce, dunque, che nel 2023 la stagione degli uragani atlantici e dei cicloni tropicali sia stata da record. La violenza del ciclone Gabrielle, sviluppatosi in Nuova Zelanda a febbraio 2023, offre un esempio della dinamica.
Questa tempesta ha ucciso 11 persone e causato 7 miliardi di euro di danni. Il terribile impatto dell’aumento delle temperature marine ha sconvolto anche flora e fauna. Si sono, infatti, registrati sbiancamenti di massa dei coralli, spostamenti di range di azione di varie specie, spiaggiamenti di delfini e balene, nonché morie di pesci e molluschi.
Crisi climatica: quali sono le previsioni per il riscaldamento degli oceani?
Il riscaldamento degli oceani sembra destinato a peggiorare. Questi ambienti assorbono il 90% del calore in eccesso generato dall’uomo e appaiono quindi particolarmente vulnerabili. La stima sul destino dell’Oceano Indiano offre un esempio delle prospettive future. Tale area si è riscaldata al ritmo di 1.2 °C per secolo tra 1950 e 2020. Ci si attende però che il tasso di aumento della temperatura tra oggi e il 2100 sia compreso tra 1.7 e 3.8 °C.
Le acque della zona potrebbero arrivare a sperimentare entro fine secolo da 220 a 250 giorni di calore estremo, passando quindi quasi tutto l’anno in situazione di stress termico. Gli autori insistono sulla necessità tanto di ridurre le emissioni quanto di mettere a punto sistemi di allerta e adattamento. Il miglioramento delle previsioni relative alle ondate di calore marine è parte della strategia.
Il riscaldamento degli oceani sta già impattando in modo concreto la vita di molte comunità. Pesca, acquacoltura e turismo risentono infatti in vaste zone del pianeta delle alterazioni degli equilibri. In diverse realtà mancano i mezzi economici per rispondere all’emergenza. In altre però a essere carenti sono comunicazione e coordinamento tra istituzioni e popolazione. Migliorare la consapevolezza sull’argomento appare un utile primo passo.
