Cinque libri per chi ama la natura selvaggia e i giardini fioriti

Sogni una pausa dalla civiltà e l’incontro con un lupo? Temi di non essere abbastanza in forma per affrontare un sentiero escursionistico? Ti affascinano i giardini, ma non possiedi neppure un balconcino? Ti consideri un pollice nero, capace di uccidere perfino un Potos? Allora è certo: questi consigli di lettura fanno al caso tuo.

“Il silenzio coprì le sue tracce” di Matteo Caccia
Zambo, il protagonista, compie insieme al suo cane un viaggio a piedi dall’entroterra genovese al cuore della Maremma per esaudire l’ultimo desiderio del padre, ex partigiano. “Il silenzio coprì le sue tracce” di Matteo Caccia (Baldini & Castoldi) è la storia forte e dolente di un viaggio non solo geografico, attraverso i sentieri impervi dell’Appennino, ma anche interiore, di ricerca della propria parte selvatica. A guidare il cammino dell’uomo, un lupo.
“Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson
Il quarantaquattrenne Bill Bryson, giornalista e scrittore statunitense, decide di percorrere insieme a un amico d’adolescenza (come lui, tutt’altro che in forma) l’Appalachian Trail, un leggendario sentiero lungo oltre 3400 chilometri, che segue la catena degli Appalachi, tagliando quattordici stati americani, dalla Georgia al Maine.
“Una passeggiata nei boschi” di Bill Bryson (Guanda), di cui esiste anche la trasposizione cinematografica, è il resoconto ironico e interessante di un'impresa ricca di incontri bizzarri, contrattempi spassosi e digressioni istruttive.
“Al giardino ancora non l’ho detto” di Pia Pera
Un giorno di giugno di qualche anno fa un uomo che diceva di amarmi osservò, con tono di rimprovero, che zoppicavo. Si apre così “Al giardino ancora non l’ho detto” (Ponte delle Grazie), il libro con cui la scrittrice lucchese Pia Pera, scopertasi malata di Sla, dà, in pagine piene di grazia, addio alla vita e al suo amato giardino. Un giardino che non può più curare come prima, ma verso cui sente crescere fratellanza ed empatia. In altre parole, la consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere pezzi, e soprattutto: non muovermi come vorrei.
“Lezioni di giardinaggio planetario” di Lorenza Zambon
Gli spettacoli di “teatro da giardino” ideati e portati in scena da Lorenza Zambon sono diventati i testi che compongono un piccolo libro curioso, “Lezioni di giardinaggio planetario” (Ponte delle Grazie). Con un linguaggio intimo e personale, l’attrice-giardiniera accompagna il lettore in un viaggio tra pratiche di talee selvagge, riflessioni su quella piccola astronave che è un seme, ritratti di orti di città e riferimenti a maestri giardinieri. Un’esplorazione interessante anche per chi non dispone di terreni da coltivare: per essere giardinieri – ricorda Zambon – non occorre avere un giardino, perché il giardino è il pianeta e tutti noi ci viviamo dentro.

“Come non uccidere le tue piante” di Veronica Peerless
“Come non uccidere le tue piante” (BUR Rizzoli) dell’esperta di giardinaggio e scrittrice inglese Veronica Peerless è un libro prezioso per tutti i pollici, anche quelli neri. Distinta in due parti, “i fondamentali” e “le piante d’appartamento”, quest’agile e colorata guida contiene informazioni utili per scegliere, curare e amare 119 specie di piante. Da quelle perfette per il bagno o il salotto a quelle che necessitano di luoghi assolati, dalle piante che resistono a una luce scarsa ai migliori esemplari per l’ufficio.
Cinque libri e molto verde, da quello selvaggio e inesplorato a quello domestico, più quieto ma non meno sorprendente. Tu che cosa sceglierai?